Una vita nuova per Revolto

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Selva di Progno. Non è più in concessione al Cai il Revolto e ha perso le caratteristiche di rifugio alpino: la nuova inaugurazione arrivata dopo un anno di chiusura apre le porte del Rifugio escursionistico Revolto, un alberghetto alpino dove però la vita sarà sempre un po’ spartana e l’accoglienza tipica dei rifugi a conduzione familiare. Ne hanno dato prova Giorgio Annechini e i suoi collaboratori nella prima domenica di apertura ufficiale, accogliendo centinaia di escursionisti e curiosi venuti a vedere la novità.

Il rifugio si presenta rinnovato all’interno, dove i vecchi mobili intarsiati sono stati ripuliti e riverniciati; è stato ridipinto anche tutto l’interno e sono stati risanati completamente cucina, camere e bagni, nel rispetto della normativa vigente.

I posti letto sono passati a 31 «ma nel sopralluogo dei Vigili del Fuoco ho appreso che se dotassi il rifugio di una scala esterna antincendio potrei aumentare la capienza dei posti letto fino a 70», rivela il gestore. Un bell’impegno che comunque intende affrontare nei prossimi anni: intanto si concentra sull’avviamento della struttura e sul completamento dei lavori esterni, dopo aver già assicurato un nuovo gruppo elettrogeno all’edificio ed essere in trattativa con Veneto Agricoltura, ente regionale proprietario dell’immobile, per la posa di pannelli solari che integrino stufe e caminetto a legna per il riscaldamento delle camere. L’intenzione è infatti quella di tenere aperto il rifugio anche in inverno e la prospettiva è di lavorare durante l’anno scolastico a supporto del laboratorio territoriale di educazione ambientale di Dogana Vecchia, sistemato un paio di chilometri più in basso. È frutto di un protocollo d’intesa tra Veneto Agricoltura, Arpav, Provincia e Comune di Selva di Progno, come centro coordinamento della rete regionale Infea (Informazione, formazione, educazione ambientale). Scolaresche e famiglie troveranno alloggio nei rifugi Boschetto e Revolto, mentre l’attività sarà condotta nei locali di Dogana Vecchia.

Un lungo applauso ha accompagnato la benedizione che don Flavio Gelmetti, ha impartito alla struttura rinnovata e alle persone che la abitano e la frequentano: «Deve essere luogo di amicizia, di incontro, di sollievo al corpo e allo spirito: deve diventare focolare di carità per quanti lo frequentano», è stato l’augurio del sacerdote. Tra la folla c’era anche Franco Cisamolo, gestore del rifugio per 13 anni con il Cai Lessinia, venuto a rivedere «la sua creatura» cresciuta e rinnovata, soddisfatto della trasformazione e del rilancio.

Il sindaco di Selva, Silvano Valcasara ha partecipato alla cerimonia esprimendo la sua soddisfazione: «Era una desolazione vedere il rifugio abbandonato a se stesso per tutta l’estate scorsa», ammette, «ed ho fiducia nell’entusiasmo e nella professionalità dei nuovi gestori. Mi auguro che il loro impegno e lo sforzo economico profuso per riaprire siano ripagati da numerose presenze. Ho anche la speranza», ha concluso il sindaco, «che l’avvio del laboratorio ambientale di Dogana Vecchia porterà lavoro e nuovi stimoli per gli operatori della zona».
In proposito ha già avviato con i gestori dei rifugi del Gruppo del Carega incontri per definire obiettivi e strategie di lavoro insieme, trovando sintonia e spirito di collaborazione da parte di tutti.

Due turisti inglesi sono attratti dall’assembramento di folla: vogliono capire cosa succeda e chiedono se sono possibili cena e pernottamento, ma prima vogliono vedere le camere. Vengono accompagnati nell’ispezione e tornano soddisfatti: si fermeranno per assistere al tramonto e all’alba sul gruppo del Carega.

Vittorio Zambaldo
[Fonte: L'Arena]

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