Un nuovo cuore per il Revolto
Giazza. Riapre il rifugio Revolto dopo un anno di chiusura dovuto alla gara d’appalto per la gestione e ai lavori di riadattamento chiesti per ammodernare la struttura. Domenica, alle 16, dopo la messa celebrata nella vicina chiesetta alpina dedicata a san Giovanni Battista da don Flavio Gelmetti, ci sarà l’apertura ufficiale, anche se la struttura è di fatto abilitata già da 15 giorni ad accogliere i visitatori.
Già «Osteria di Revolto», ora «Rifugio escursionistico Revolto», sorto alle pendici del Gruppo del Carega, al confine con l’Impero Austro-Ungarico, ora con la Provincia autonoma di Trento, si prepara a un nuovo capitolo della propria storia.
Era proprietà dello Stato prima, Azienda di Stato per le foreste demaniali, è poi passato alla Regione e amministrato dall’Azienda regionale foreste, poi confluita nell’attuale gestore Veneto Agricoltura.
Ha avuto tra gli ultimi concessionari la sezione di Verona del Club alpino italiano, poi il Cai «Lessinia» di Boscochiesanuova, con la lunga gestione della famiglia Cisamolo di Selva, passando alla fine per pochi anni in gestione alla famiglia Baschera e ultimamente alla società Falsirolo-Mattioli, con la quale si è conclusa la concessione al Cai «Lessinia» all’inizio della scorsa estate. Subentra ora, come nuovo concessionario, l’associazione «Dalle rocce alle stelle», che affida la gestione del rifugio ad Ag.ga di Giorgio Annechini e C. sas.
Le modalità della nuova assegnazione hanno previsto la realizzazione di un piano di miglioramento della struttura, con una serie di interventi volti ad aumentare la fruibilità e la funzionalità del rifugio. Il nuovo contratto prevede inoltre il recepimento da parte del concessionario degli obiettivi previsti dalla norma Uni En Iso 14001 sui sistemi di gestione ambientale, perseguiti da Veneto Agricoltura, per far ottenere il certificato verde naturalistico alla struttura.
È stato ripristinato tutto l’interno del rifugio, rendendolo più accogliente, con nuovo arredo, e i posti letto sono passati da 25 a 31 nel rispetto della normativa sulla sicurezza e il collaudo dei Vigili del fuoco. Sono da ultimare all’esterno i lavori per la posa di pannelli solari che dovranno coadiuvare e ridurre i costi di riscaldamento delle camere. La novità infatti è che il rifugio resterà aperto tutto l’anno, «anche in inverno e con la neve, cercando di ridurre al minimo i disagi per i visitatori, attrezzandoci per aprire la strada», annuncia Giorgio Annechini.
In cucina lo aiuta Loris, al bar Maria Cristina Gobbi, mentre Alessandra Gobbi ha la responsabilità del settore amministrativo. «Una gestione familiare, anche se nominalmente fa capo a una società», assicura Giorgio, che sovrintende all’intera struttura.
Sono esperti di cucina e pranzi in malga, che da anni preparano con maestria e ricette originali, come la specialità dei «capusei», una via di mezzo fra gnocchi veneti e canederli trentini, con pan grattato, erbe aromatiche, aglio e speck, e poi bigoli al torcolo, selvaggina e contorni vari. Ci sono diverse proposte di menù, tutti preparati sul momento, a prezzi compresi fra i 15 e i 45 euro, con possibilità di forti sconti per scolaresche, gruppi giovanili e associazioni alpinistiche.
L’idea è di rilanciare il rifugio, che è facilmente raggiungibile anche in auto, come punto di partenza per escursioni sulla rete sentieristica della zona e come punto di transito del sentiero europeo E5, dal Lago di Costanza a Verona.
Vittorio Zambaldo
[Fonte: L’Arena]
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