18 giu 2007

Due rifugi cambiano padrone

Se sul piano meteorologico la stagione si sta aprendo con qualche incertezza, splende invece un cielo finalmente sereno sui rifugi della montagna veronese che, da questa settimana, aprono definitivamente i battenti. In realtà, alcuni erano già in funzione e altri non avevano mai interrotto del tutto l’attività, ma è la terza settimana di giugno che cade l’inizio canonico della stagione escursionistica e alpinistica.

«Per i rifugi Chierego e Barana sul Baldo», commenta il presidente del Cai Verona, Piero Bresaola, «la stagione inizia senza nessun problema, né tecnico né burocratico. E la stessa cosa si può dire del Fronza alle Coronelle, sul Catinaccio, e del Biasi, ai ghiacciai di Malavalle; quest’ultimo riservato solo ad una ristretta èlite di escursionisti e alpinisti capaci di superare otto ore di accesso su terreno d’alta montagna».
A eccezione di quest’ultimo, quindi, le altre sono tutte strutture perfettamente in grado di ospitare il turista-escursionista, termine con il quale il presidente del Cai designa il visitatore-tipo dei rifugi sulle nostre montagne. «La clientela», sottolinea Bresaola, «è rappresentata al 90 per cento non da soci Cai ma da visitatori occasionali, semplici curiosi».
Se quindi i soci Cai o, comunque, gli escursionisti esperti, sanno bene quali siano i pregi e i limiti di questi punti di alloggio e ristoro in quota, e non chiedono più di quanto sanno di poter ottenere, per i turisti-escursionisti è diverso. Cosicché talvolta vengono a crearsi spiacevoli incomprensioni e/o attriti fra i clienti, che pretendono un servizio simile a quello offerto nei locali di fondovalle o di città, e i gestori, che dal canto loro fanno quello che possono con i mezzi e la disponibilità che un luogo disagiato consente.

«Bisogna che i visitatori capiscano», continua Bresaola, «che i rifugi, oltre a essere dei punti di ristoro e accoglienza, sono anche e soprattutto panoramici punti di arrivo e/o di partenza per traversate ed escursioni. Quindi, non il solito bar dove ci si ferma a bere un caffè, ma luoghi di osservazione, riposo, riflessione. Luoghi, insomma, dove ci si educa alla contemplazione e alla comprensione dello splendido ambiente montano».

D’altronde, è proprio da rifugio a rifugio che si svolge il trekking di educazione alla montagna previsto anche quest’anno da «Montagna Ragazzi estate», ed è sempre nei rifugi che si svolgono manifestazioni di grande richiamo come la Festa degli alpini, quella degli Amici della montagna o quella di Santa Rosa.
E’ importante ricordare che da quest’anno la sezione di Verona sarà titolare di due rifugi in meno. Per quanto riguarda il «Chierego» alla Costabella, infatti, è in via di definizione il trasferimento della proprietà alla Comunità montana anche se, coma abbiamo già scritto a suo tempo, in realtà non cambierà nulla perché non solo resteranno inalterati nome e destinazione d’uso, ma sarà sempre il Cai Verona l’ente affidatario che, attualmente, l’ha dato in gestione a Massimo Bertoldi.
Con la trasformazione da sottosezione a sezione autonoma, la «Cesare Battisti» diverrà poi fra breve proprietaria a tutti gli effetti di quello che da sempre è il proprio «fiore all’occhiello», vale a dire il rifugio «Mario Fraccaroli» a Cima Carega. «Con la trasformazione in sezione», commenta ancora Piero Bresaola, «si è concluso un lungo iter e si è realizzato un desidero proprio degli amici “Battistini” nei confronti del quale la presidenza non aveva mai avuto pregiudizi».
«Posso anzi dire», aggiunge, «che da parte nostra vi sarà piena collaborazione e lo dimostreremo fin da subito nel portare a compimento quanto più celermente possibile le pratiche per il trasferimento del Fraccaroli, oggi ancora catastalmente intestato a noi, alla sezione Cesare Battisti, alla quale quell’edificio, che ne testimonia mezzo secolo di storia e di amore per la montagna, è sempre stato riconosciuto come proprio».

Eugenio Cipriani
[Fonte: ]

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