Tregnago. È diventato un libro per escursionisti l’itinerario del conte cavaliere Francesco Caldogno, provveditore ai confini per la Repubblica di Venezia, che dal 1599 si occupò di definire una relazione sulle Alpi Vicentine, passi, boschi e popoli che le abitavano per il governo della Serenissima.
Tarcisio Bellò, socio della sezione di Vicenza del Cai presenterà e commenterà il video che è nato dal suo libro «Alta Via delle Alpi Vicentine – Storie di confine» (Edizioni La Serenissima), nella serata che la sezione «Ettore Castiglioni» propone oggi nella chiesa della Disciplina alle ore 21.
Bellò, di ritorno dalla spedizione sul K2 che ha festeggiato il giubileo della prima salita, ha voluto dedicarsi alle montagne di casa, «perché avevo bisogno di respirare a pieni polmoni nei boschi ricchi di ossigeno, di tornare a camminare fra le verdi e odorose praterie, di sdraiarmi su una roccia riscaldata dal sole, di bere acqua liquida e zampillante e non l’insipido ghiaccio disciolto», ha raccontato sul bimestrale La Rivista del Cai.
In tre giorni e mezzo ha coperto il centinaio di chilometri che uniscono il Monte Grappa con Recoaro, passando per gli altopiani di Lavarone e dei Sette Comuni, il Pasubio le Piccole Dolomiti: la stessa strada che ottocento anni fa hanno percorso i cimbri venuti dal vicentino per stabilirsi in Lessinia.
E ha scoperto sull’itinerario la straordinaria documentazione raccolta in vari scritti dal conte Caldogno e lasciata sul posto da cippi confinari, croci, stele votive, muretti a secco.
«Un’escursione sul sentiero della storia», ha definito questa ricerca lo scrittore Mario Rigoni Stern, una camminata lungo il crinale che segnava il confine fra gli stati Veneto e Tirolese.
Partito da Vicenza con 20 archibugieri e 30 uomini, il conte Caldogno sequestrò otto carri di fieno con buoi e legname che i trentini di Beseno, con la complicità dei soldati imperiali, erano venuti a raccogliere entro i confini veneti, sulle montagne di Campoluzzo e Pioverna.
Ma al di là dell’impresa militare la sortita del conte è utile per le indicazioni e le descrizioni che fa dei luoghi e dei confini, degli strapiombi e dei prati verdissimi, dell’attività che allora vi si svolgeva.
Il percorso moderno, elaborato sulla guida di Bellò, ricalca l’antichissimo confine vescovile-feudale del X secolo, rimasto poi confine scaligero,visconteo e della Repubblica Serenissima, per restare confine di stato fino alla Grande Guerra e poi confine regionale.
L’itinerario valorizza aree rimaste ai margini del grande flusso turistico, prevalentemente agro silvo pastorali, oggi protagoniste anche di una guida escursionistica che ne racconta storie e bellezza. (v.z.)
[Fonte: L'Arena]
apr 13


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