29 mar 2007
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Neve fuori tempo massimo

Sembra nevicare per dispetto in questo mese di marzo quando sono stati messi a riposo sci e racchette da neve. L’inverno più caldo degli ultimi anni, con scarsissime precipitazioni, ha lasciato il posto a una primavera che porta la neve che non c’era stata prima.

Ha fatto più neve in un solo giorno di quanta ne avesse accumulata in un interno inverno. Il bianco comincia a vedersi a partire dai 1200 metri di altitudine e sono caduti una sessantina di centimetri di neve a Malga San Giorgio, ma il vento, come spesso capita, ha creato cumuli che superano i tre metri.
«Vengo da 12 ore filate di lavoro con la fresa sul tratto Branchetto-San Giorgio», fa sapere Severino De Silvestri, che a fatica ha aperto quel paio di chilometri di strada. “Ci sono tratti sul Colle di Branchetto dove ai lati della carreggiata il muro di neve raggiunge anche i tre metri. La sede stradale è pulita e la si può percorrere agevolmente, facendo però attenzione al vento che solleva la neve e rende difficoltosa la visibilità fra due muri bianchi», avverte.
Tanta neve e temperatura ideale nella piana di San Giorgio, e Marco Melotti, direttore di Lessinia Turistsport ha deciso di uscire per tracciare un breve anello di pista per lo sci di fondo, solo per i ragazzi dello sci club Bosco, che si devono allenare per le ultime gare della stagione. «Vediamo quanto resiste ed eventualmente valuteremo il da farsi per il fine settimana, se prolungare i chilometri di pista battuta e quali ingressi aprire», commenta.
Ai Parpari e a Malga Lobbia prevale invece l’opinione che l’impresa non valga la spesa: c’è il rischio di spendere molto e di vedersi rovinare il lavoro dalla temperatura che non mantiene la tracciatura: «Il vento ha lasciato scoperti alcuni tratti che necessitano di neve trasportata e comunque il terreno è caldo: difficilmente verrebbe un buon lavoro», dicono.

Sul monte Baldo non si sognano nemmeno di rimettere in funzione il gatto delle nevi per tracciare le piste: «È tutto bianco, ma i turisti non sono proprio dell’idea di infilarsi gli sci», dicono i gestori della Baita dei Forti alla stazione d’arrivo della funivia. «Ci sono già stranieri che salgono in quota con scarpe basse da trekking e si lavora ormai per la clientela estiva che vede questa neve ritardataria come un fastidioso e freddoloso inconveniente».

Il bilancio sommario della stagione invernale è presto fatto: «Un disastro con la D maiuscola», commenta De Silvestri, delegato alla gestione di Malga San Giorgio da Nuova Lessinia, società proprietaria degli impianti. «Ci siamo salvati dal tracollo totale solo per l’innevamento artificiale sul Valon, che ha funzionato egregiamente come pista per le scolaresche e gli allenamenti degli sci club».
«Quantifichiamo un 80 per cento di ingressi in meno dei 51 mila dello scorso anno», aggiunge Claudio Melotti, presidente di Nuova Lessinia, «e questa è la degna conclusione di una stagione andata malissimo. Siamo orami ad aprile e la gente è già orientata sulla primavera: rimettere in funzione le piste ora significherebbe investire decine di migliaia di euro senza una ragionevole garanzia di durata. Comunque il guaio è condiviso da altre stazioni sciistiche delle Alpi e questa neve tardiva, oltre a far rabbia, ci porta se non altro la consolazione che non è vero che non nevichi più».

Nero anche il bilancio del fondo: 750 biglietti venduti in appena due fine settimana di apertura e altri due o tre fine settimana lasciati a ingresso libero, perché le condizioni della neve non permettevano di chiedere alcun biglietto. (v.z.)

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