Giazza. Un’ascia antica in bronzo, che risale presumibilmente a 2700 anni fa, è la straordinaria scoperta dovuta a un diciottenne, Matteo Poppi, residente a San Bartolomeo delle Montagne, ritrovata a inizio autunno nei pressi del rifugio Scalorbi, in territorio trentino, mentre il giovane, appassionato di storia della Grande Guerra, stava ispezionando i relitti di trincea che si trovano a pochi passi dal rifugio, sul versante che dal passo Pelagatta guarda la sottostante Valle della Lora, in provincia di Vicenza.
Il ritrovamento è straordinario non tanto per l’oggetto in sé, pur abbastanza raro, ma per l’altitudine (1776 metri sul livello del mare) in cui è stato rinvenuto, segno eloquente di una frequentazione di quei luoghi fin dalle epoche più antiche.
L’ascia misura sul lato più lungo 13,5 centimetri e 3-4 centimetri su quello più corto: ben sagomata, ad alette con occhiello posteriore aperto, ricavato nella fusione stessa dello strumento, utilizzato come arma di difesa, caccia e utensile. Questo tipo di ascia detto «a cartoccio», era diffuso in Europa centrale.
Un esemplare simile fu rinvenuto nella necropoli di Montebelluna (Treviso) e un altro fra le sepolture paleovenete di Este. È recente il ritrovamento a Forte San Marco, nel territorio di Caprino, di un’ascia di bronzo del tutto simile, seppure a un’altitudine di molto inferiore.
L’oggetto è stato preso in affidamento dall’archeologa Mara Migliavacca, che cura la sezione archeologica del Museo «Dal Lago» di Valdagno (Vicenza), dove è ora esposto.
Il ritrovamento conferma quanto si è sempre saputo, che cioè da lì passasse un importante sentiero di collegamento fra il Vicentino, gli alti pascoli dei Lessini e il Trentino.
In più occasione gli archeologi hanno avuto riscontri, anche se la zona non è mai stata studiata in maniera sistematica, che l’area fosse frequentata fin dal periodo Paleolitico, come testimoniano numerosi ritrovamenti di manufatti in pietra ritrovati a Sella Malera, sul versante opposto della Valle di Revolto, quasi di fronte a passo Pelagatta.
Questa propaggine dei Monti Lessini, come hanno documentato Giorgio Chelidonio, Ugo Sauro e Fernando Zanini sul quaderno culturale «La Lessinia ieri, oggi, domani» (n. 29 – 2006), è quella in più diretta relazione con il gruppo del Carega, e con le vie che ne percorrono le valli delimitanti.
Infatti tramite passo Malera, che dà accesso agli alti pascoli, è possibile imboccare un sentiero che attraversa una porzione del ripido versante dell’alta Val di Revolto e che raggiunge la cresta che lo separa dalla testata della Valle dei Ronchi. Dalla cresta si può raggiungere passo Pertica, dove si incrocia il sentiero che mette in comunicazione le due valli e si dipartono le vie che portano sul gruppo del Carega.
Tra passo Malera e passo Pertica si incontra Bocca Trappola, che fino al secolo scorso era passaggio di mandriani per la transumanza dall’alta valle dell’Agno. Pare che vi passassero in ogni stagione fino a duemila capi di bestiame dalla Gazza (nel Vicentino) al passo Tre Croci, per farli salire da Bocca Trappola e Malera fino ai pascoli dei Lessini.
È risaputo che le antiche vie di transumanza calcano percorsi che si perdono nella notte dei tempi ed è quindi probabile che l’ascia persa, oppure lasciata appositamente a quella altezza, come omaggio a una divinità, testimoni il transito di un gruppo di allevatori dell’età del Bronzo (dal XVIII al X secolo avanti Cristo).
Le comunità di cacciatori e pastori hanno frequentato fin dalla tarda preistoria questo territorio, individuando, secondo gli studiosi, proprio in quest’area, una specie di cerniera fra gli ambienti di fondovalle e quelli dei pascoli estivi o dei territori di caccia.
I cacciatori paleolitici devono averla frequentata per la cattura delle prede e in seguito, i pastori del Neolitico e delle prime età dei metalli, per il pascolo di caprini e ovini, mentre il massiccio del Carega, che si apre a poca distanza, doveva essere territorio di caccia a grossi erbivori come gli stambecchi.
Vittorio Zambaldo
[Fonte: L'Arena]


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