Rilancio per il vajo dell’Orsa

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Brentino Belluno. L’impressionante e stupendo vajo dell’Orsa con la sua piccola malga centenaria ai piedi di mastodontiche pareti rocciose, che sorgono da un mare d’erba, punta a trasformarsi nel centro gravitazionale della Valdadige: base per il torrentismo, l’alpinismo sul Monte Cimo, punto di intersezione di una vasta costellazione di sentieri tra Monte Cerbiolo e Pian di Festa e tra Rivoli e Caprino, incrocio ideale con l’amatissimo sentiero del pellegrino.

Sono questi i criteri guida del progetto esecutivo di «Recupero e rivalutazione Malga Orsa», redatto dal Comune coinvolgendo la Comunità montana del Baldo, già approvato in amministrazione provinciale, ora al vaglio della Regione, da cui si attende un cofinanziamento su un preventivo di spesa di 550mila euro. «Si tratta di un investimento perché questo piano trasformerebbe Brentino Belluno e il territorio circostante in un punto di riferimento strategico per escursionismo, alpinismo e torrentismo, dando una spinta a tutti quegli sport che qui si praticano a livello amatoriale, come il ciclismo e il canoismo sull’Adige, che in estate richiamano migliaia di persone», dice il sindaco Virgilio Asileppi, facendo presente che il progetto trasformerebbe la malga in un piccolo rifugio e rilancerebbe le attività zootecniche e di produzione casearia recuperando così un bene importante per la Comunità montana.

Tre sono i pilastri su cui poggia il piano di miglioramento: recupero del baito, dell’antico sentiero del pellegrino e in genere dei sentieri della zona. «Il sito verrà inserito in un percorso religioso riservando particolare attenzione al sentiero che da Brentino Belluno si inerpica fino al Santuario Madonna della Corona», riprende Asileppi. «È un percorso di 2.425 metri, con un dislivello di circa 470, luogo secolare di transito di tantissimi pellegrini tra cui anche anziani, frequentato anche da turisti ed escursionisti. La prima parte è costituita da 260 scalini, che sono però molto rovinati. Sono stati erosi dagli agenti atmosferici e il fenomeno si sta aggravando per cui è indispensabile provvedere alla manutenzione straordinaria». Il sentiero del pellegrino, prima di giungere alla Corona, si divide in due altri percorsi. Uno va a Malga Orsa, corre sul fianco sinistro dell’omonimo canyon passando sotto il Santuario, prosegue fino ai Pozzi della Luna (stupende marmitte giganti tra i punti di partenza per gli amanti del torrentismo) e poi fino a Malga Orsa. L’altro, correndo sopra Brentino, arriva in località Maion, crocevia di confine tra Rivoli, Brentino Belluno e Caprino. «È bella passeggiata tra impressionanti pareti che guarda sulla Valdadige, punto di arrivo e di partenza di alpinisti amanti dell’arrampicata libera, che si può fare sul Monte Cimo», spiega l’alpinista Beppe Pighi, che commenta: «È spettacolare il passaggio sotto Castel Presina, una grotta abitata sin da prima del medioevo».

«I sentieri sono in condizioni di degrado perché abbandonati da tempo, prevediamo un consolidamento generale con sistemi naturali e non invasivi nei confronti del panorama. Per collegarsi con località Fraine di Sotto di Ferrara di Monte Baldo vorremmo realizzare un ponticello in legno che faciliterebbe l’arrivo alla Valle dell’Orsa, meta frequentatissima dagli amanti del torrentismo».

In tutto questo Malga Orsa non starebbe a guardare: «Verrebbe rivalutata come base per i gruppi che praticano questo sport e per accogliervi turisti», dice il sindaco, «sfruttandone poi una parte per attività di pastorizia, manterrebbe viva la cultura dell’ambiente montano che qui è ancora radicata».
Dunque nella malga si vuole ricavare sia l’abitazione del malghese sia uno spazio da destinare a rifugio o attività culturali. «Occorrerà però intervenire sulla struttura», dice Asileppi. Il progetto prevede di recuperarla rifacendo la copertura, risanando muri in sasso danneggiati dalle infiltrazioni, ripristinando le intonacature, sistemando i pavimenti. Il pascolo, oggi infestato da erbacce, sarà risanato tenendo conto di un piano di salvaguardia redatto dalla Comunità montana del Baldo. «La Malga è di proprietà di Veneto Agricoltura ma, essendo l’intervento così oneroso, chiederemo l’estensione dei tempi di concessione, che oggi sono per 12 anni a partire dal 2005», conclude Asileppi. (b.b.)
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