3 nov 2006
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«Malga natura» farà scuola

Ferrara di Monte Baldo. Vietato avere paura dei serpenti e non riconoscere i funghi, le erbe e gli alberi del Baldo. La «Domus naturae», o Malga natura, il secondo nome della Casara Malga Valfredda di Dentro, è il posto giusto per imparare ad amare flora e fauna della nostra montagna. La malga è stata affidata in gestione al gruppo micologico Orto d’Europa Francesco Calzolari di Rivoli e sta per divenire un centro di divulgazione su temi naturalistici. È tutto scritto nel progetto che è valso, da parte dell’amministrazione di caprino, l’affidamento in gestione per 20 anni.

Il rustico ormai è quasi completamente ristrutturato e anche l’area pertinente è quasi a posto. I lavori di restauro conservativo, approvati dalla Soprintendenza, sono molto avanti. Per la primavera quest’oasi potrà accogliere studenti, insegnanti e studiosi risvegliando l’interesse per argomenti a volte poco conosciute, come il mondo dei serpenti.
Dopo sei mesi di lavoro volontario accanito, il più è fatto. La cucina è pronta e arredata, la sala riunione va solo pavimentata. I muri sono stati rinforzati, il tetto rifatto, al piano superiore va aperta una finestrella e sistemato l’assito. All’esterno le palizzate in legno e il cancello sono montati, il percorso micologico è pronto. Il vivario, la grande vasca destinata ad accogliere vipere del Baldo per studiarle, va ultimata.
Il lavoro è stato seguito costantemente da Paolo Cugildi: «Abbiamo utilizzato materiali locali, alcuni ci sono stati donati. La vecchia stalla, isolata, è diventata una sala riunioni. Al piano superiore, circa 26 metri quadrati, ci sarà spazio per otto posti letto e un piccolo bagno».
Per il tetto c’è stato qualche esborso non calcolato: «Una spesa di 2.500 euro. Il Comune di Ferrara aveva promesso che, a lavoro fatto, ci avrebbe dato un controvalore in legname ma non è andata così. Ci hanno messo a disposizione legno per 130 euro e lo abbiamo rifiutato. Se tutti avessero fatto lo stesso la cifra avrebbe avuto un certo peso». Il sindaco di Ferrara Paolo Rossi commenta: «L’iniziativa è stata apprezzata e supportata con le concessioni necessarie, comprese le pratiche relative alle autorizzazioni chieste in Soprintendenza per le quali ci siamo mossi come ente pubblico. Sulla questione del legname abbiamo garantito una percentuale sui tagli del bosco che resta sempre a disposizione».
Cugildi mostra quindi il vivario: «Specifichiamo che non sarà un allevamento come molti hanno creduto, anche perché le vipere difficilmente si riproducono in cattività. La vasca misura 30 metri quadrati e vi sarà ricostruito l’ambiente naturale adatto ad accogliere tre o quattro vipere autoctone: aspis sottospecie francisceredi. Faremo i muretti a secco e le camere di svernamento collegate a monitor e telecamere a fibra ottica per studiarne la biologia anche durante il letargo. I muri perimetrali saranno smaltati con materiale anitievasione».

C’è poi un piccolo orto botanico dove studiare le piante e accanto s’apre un cancelletto: «Uscendo si percorre un sentiero che va attraverso le piante superiori del Baldo, latifoglie e conifere, che possono essere mostrate ai bambini. Nell’orto crescono già una cinquantina di erbe spontanee che potranno essere implementate lavorando con gli esperti dell’Orto botanico di Novezzina». Accanto al cancelletto, lungo il lato sud sopra la palizzata, stanno sette casette verdi in legno. Il tetto si solleva con le pareti: «Sulla base metteremo sempre esemplari di funghi freschi di stagione per farli conoscere, soprattutto quelli velenosi, per evitare che siano raccolti». Sull’angolo nord è stata costruita una panchina che guarda verso i rifugi Chierego e Fiori del Baldo e a destra verso Valbrutta e Coal Santo. «È un bel punto per guardare nel cielo, collegandosi idealmente con l’Osservatorio astronomico di Novezzina, e un’ottima postazione per osservare gli ungulati».
Cugildi indica ciò che molti non noterebbero, ma è fondamentale: la vasca Imhof. «Non credo ci siano molte malghe a norma di legge con fognature così. È stata fatta a seguito di perizia geologica, a doppia biologica per acque nere e bianche. A monte abbiamo predisposto una canaletta per il drenaggio delle acque piovane».

Barbara Bertasi
[Fonte: L’Arena]

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