Legambiente premia chi produce biologico
La bandiera verde che Legambiente consegna al termine della manifestazione «La Carovana delle Alpi» finirà domenica nelle mani dei rappresentanti dell’Aveprobi, l’associazione veneta dei produttori biologici, che raduna una quarantina di aziende in Lessinia e ben dieci presenti nei Comuni di Fumane, Marano di Valpolicella e Sant’Anna d’Alfaedo. Il ritrovo è fissato alle 9,30 sulla piazza del municipio di Fumane, da dove con auto propria si prosegue fino a Breonio, punto di partenza dell’escursione a piedi sul Monte Pastello, la seconda dopo quella che ha aperto la Carovana sul Baldo, in contrada Campo, con la presenza dei poeti veronesi.
«Là si trattava di salvare storia e tradizione dalla rovina, qui invece di premiare quanti si sono fatti promotori di attività legata all’agricoltura biologica in ambito montano e riconoscere loro l’obiettivo raggiunto in anni di impegno», spiega Lorenzo Albi a nome di Legambiente. «Risale a vent’anni fa il primo contatto della Lessinia con Aveprobi, grazie a don Giovanni Gotoli, parroco di Giare, che ci chiese se non era possibile fare qualcosa per i tanti agricoltori che lasciavano la loro attività per lavorare nelle industrie di fondovalle», ricorda Tiziano Quaini, coordinatore regionale di Aveprobi. Da allora, con passi lenti ma costanti, si è riusciti a portare sulle colline della Valpolicella e sui pascoli della Lessinia un tipo di agricoltura e di allevamento che avrebbe altrimenti rischiato l’estinzione.
«Sono partiti corsi di formazione, visite ad altre aziende, partecipazioni a fiere e mercati fino a far diventare la Sagra del Rosario di Breonio il più interessante appuntamento del biologico della montagna veronese», sottolinea Quaini.
Roberto Marchesini, titolare dell’azienda Girotto di Marano, è uno di quelli che ce l’hanno fatta. Non ha guardato il luccicare dei soldi del vicino cementificio che avrebbe voluto ingoiarsi anche la sua terra e ha tenuto duro. Non solo non ha voluto vendere i campi, ma ha avviato un’attività biologica certificata nelle sue produzioni fin dal 1986 che ora gli permette di vendere latte, ciliegie, mele, pere, fragole, patate, marroni, tartufi, miele e legna da ardere e di riconvertire anche la stalla per la produzione di carne certificata biologica. Lavora anche i prodotti della sua azienda, che conduce assieme alla moglie e a qualche aiuto saltuario, ricavando succo di mela, sidro acquavite, frutta sotto spirito, formaggi, confetture, salami e nocino. (v.z.)
[Fonte: L’Arena]
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