In bicicletta non solo per pedalare Itinerari alla scoperta della Lessinia
Tregnago. Pedalare sognando è attività che ben si riesce a combinare se l’obiettivo non è principalmente quello di tonificare i muscoli, ma di aprire la mente a spazi esterni e a pensieri interni. Ci è riuscito Aldo Ridolfi di Tregnago con «Ciclisti in Lessinia», pubblicato con la consueta cura dalle edizioni «La Grafica» di Vago di Lavagno e sostenuto economicamente dall’azienda Vagotex.
Sarà presentato oggi alle 20.30 al Centro eventi e cultura Windtex, in viale del Lavoro 15, nella zona industriale di Colognola ai Colli, con interventi dell’autore, di Alessandro Anderloni, Ezio Bonomi, Piero Piazzola e Giuseppe Rama, e un rinfresco conclusivo per i presenti.
Docente di lettere alla scuola media di Tregnago, Ridolfi ha quattro passioni: la famiglia, la scuola, la bicicletta e la Lessinia, per la quale presta la sua opera competente nella rivista «Cimbri Tzimbar» del Curatorium Cimbricum Veronense. In 136 pagine, corredate dalle foto a volte curiose, a volte poetiche, sempre intriganti di Flavio Pettene, presenta quattro itinerari in Lessinia, di cui tre circolari, con partenza e arrivo allo stesso punto.
Ogni percorso è corredato da una esauriente descrizione tecnica sotto la voce «Pedalare…» con cartina, schema altimetrico, sommario dei chilometri complessivi, dei chilometri di salita e dei metri di dislivello. La seconda parte di ogni percorso, caratterizzata anche da una grafica diversa, è raccolta invece sotto la voce «Sognare…», una specie di diario con riflessioni ad alta voce di Ridolfi che racconta impressioni, sorprese, silenzi e incontri in Lessinia.
Ne risulta un’opera piacevole, interessante e curiosa, che si può leggere da appassionati della pedalata o da incantati della montagna, come guida tecnica da tenere nella borsa da viaggio o come guida spirituale per capire cosa ci sia dietro i panorami, le case, i monumenti e dentro le persone.
Non manca di ironia, come quando descrive la psicologia del ciclista, che «cerca continuamente il confronto. Egli ha nel cervello l’altimetria della Cuneo-Pinerolo, tappa leggendaria del Giro d’Italia. Per lui salire a Castagnè, 440 metri, equivale a raggiungere l’Izoard. Il ciclista è un uomo che sogna e piega la realtà ai suoi desideri, innocui e ingenui».
Non manca mai l’attenzione a quello che succede ai margini della strada, come a San Francesco di Roverè: «Nello spazio racchiuso dall’ultimo tornante qualcuno coltiva ancora un orto. La terra è scura e ben setacciata, affondarvi le mani è, come toccare la Terra Promessa», scrive Ridolfi, «quel suolo così tenacemente lavorato ha visto generazioni di uomini avvicendarsi attorno a pochi metri quadrati, esso contiene dunque storie sacre ed inenarrabili, per capirle bisogna guardarle con gli occhi purissimi del cuore: se non lo fai, quelle zolle così nere, così gonfie di fertilità ti potranno sembrare indifferentemente sabbia, cenere, polvere, nulla».
«Ridolfi è un poeta in bicicletta», scrive Piero Piazzola nella presentazione, «un cronista attento e premuroso, che memorizza ogni minima variazione di campi visivi, che annota tutte le cose che gli si parano davanti, le peculiarità ambientali che gli sfuggono via, di lato, tra una discesa e un’arrampicata, tra una curva e l’altra, che si ferma a intervistare, anche solo idealmente». (v.z.)
[Fonte: L’Arena]
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