Troppi fracassoni al chiaro di luna
Giazza. Sembra impossibile ma succede anche questo: schiamazzi notturni che rompono il magico silenzio degli oltre 2200 metri di quota del Carega. E a farne le spese sono gli ospiti del rifugio Fraccaroli, disturbati nel loro sonno ristoratore a ore impossibili. «Tutta colpa della luna», esclama sconsolato Giancarlo Baschera, da anni gestore, assieme ai fratelli, del celebre rifugio della sottosezione del Cai Verona «Cesare Battisti», «che quando è piena attira ormai da qualche stagione sempre più escursionisti romantici appassionati di notturne al chiar di luna».
Romantici ma talvolta poco previdenti e, quel che è peggio, non sempre educati. Partono infatti di notte anche con il tempo incerto, se non addirittura con la pioggia (e viene da domandarsi chi glielo faccia fare, visto che l’astro celeste in quelle condizioni non è nemmeno visibile), e pretendono poi di entrare al rifugio alle due o alle tre del mattino per ripararsi, mangiare e magari pure far baldoria, incuranti del fatto che tutt’attorno vi siano, oltre ai gestori, decine di ospiti che, al contrario, prediligono l’escursionismo diurno e pertanto cercano durante la notte di recuperare le forze per la giornata seguente.
«Un rifugio di montagna come il Fraccaroli», spiega Baschera, «è un pubblico esercizio con orari ben precisi. Si chiude la sera verso le 22 e si riapre la mattina alle 6. Ovviamente, se durante la notte arriva qualcuno in difficoltà che chiede alloggio, è nostro dovere riceverlo. Ma deve trattarsi di qualcuno in difficoltà e non, come accaduto più volte, di un gruppo numeroso che sale schiamazzando e, in piena notte, mentre tutti i nostri ospiti riposano beati, bussa insistentemente alla porta esigendo di entrare, oppure si sistema in terrazza creando un trambusto a causa del quale non è più possibile chiudere occhio nell’arco di almeno 300 metri attorno al rifugio!».
Insomma, il classico atteggiamento che farebbe venire la proverbiale «luna di traverso» a chiunque si trovasse costretto a subirlo. «Questo non significa», si affretta a puntualizzare Baschera, «che non si debbano fare le notturne, per carità! Basta farle con intelligenza. Abbiamo avuto gruppi, ad esempio, che si sono organizzati in modo di arrivare da noi di sera e che, dopo aver cenato, sono scesi nottetempo godendosi il plenilunio e lasciando gli ospiti del nostro rifugio liberi di dormire in santa pace».
Notturne a chiar di luna sì, dunque, ma programmate come si deve. Quindi con un occhio alle condizioni meteo e un altro, di riguardo, alla serenità degli ospiti del rifugio.
Ma c’è un altro problema, sotto certi aspetti più grave, che in questo periodo sta creando non pochi disagi. Si tratta del guasto al collegamento telefonico col rifugio, un guasto che non solo si è già ripetuto altre volte quest’estate, ma che nell’ultima settimana non è stato riparato e ha quindi lasciato isolato il rifugio.
«A dire il vero anche negli anni scorsi abbiamo avuto spesso problemi con la linea telefonica», spiega sempre Baschera, «ma poiché avevamo un amico che lavorava alla Telecom, facevamo riferimento a lui e i collegamenti venivano ripristinati entro 24 ore al massimo. Da quest’anno però abbiamo perso questo prezioso aggancio e ogni volta, siamo arrivati alla quarta ormai, quando si verifica il guasto iniziano i guai.
Dal fondovalle mia moglie o qualche amico deve tentare e ritentare, anche per ore, di mettersi in contatto con un tecnico attraverso una estenuante trafila telefonica. Ma anche una volta entrati in contatto i problemi non mancano. Come il 9 agosto quando, dopo l’ennesimo tour de force telefonico, l’addetto alle riparazioni, in maniera tutt’altro che accomodante, ci ha detto che al momento non avrebbe fatto nulla!».
E così il Fraccaroli non può essere raggiunto telefonicamente anche perché, come ben sanno i frequentatori della zona, sul versante veronese del Carega i telefonini prendono poco e male. «Se per il gestore della rete risolvere tempestivamente un guasto accontentando così un utente forse non è una priorità assoluta», continua Baschera, «per noi essere collegati alla rete fissa è di importanza fondamentale. Se il telefono non funzione sembra infatti che il rifugio sia chiuso, cosa che non è affatto vera. In più, particolare tutt’altro che trascurabile, non possiamo nemmeno collegarci col fondovalle per eventuali situazioni di emergenza».
Insomma, una situazione difficile che rappresenta uno dei pochi lati negativi di una stagione che, maltempo degli ultimi giorni a parte, non è stata affatto male. «Nel complesso», riferisce infatti sempre Baschera, «luglio con il bel tempo prolungato ci ha dato molte soddisfazioni e, tutto sommato, anche questo mese non è stato male, come non è stato male specialmente il giorno di Ferragosto che ci ha regalato sole e visitatori in abbondanza. Quindi, nel complesso, non possiamo lamentarci. Però, se si potesse riparare il collegamento telefonico e se alla prossima luna piena gli escursionisti fossero tutti educati e silenziosi sarebbe proprio il massimo!».
Eugenio Cipriani
[Fonte: L’Arena]
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