Chierego rinato, Revolto in bilico
Una notizia buona e una cattiva caratterizzano l’avvio della stagione escursionistica sui monti della Lessinia e del Baldo, che scatta oggi come vuole il calendario del Club alpino italiano. Quella buona riguarda il rifugio «Chierego» alla Costabella, che lo scorso autunno è stato riaperto al pubblico dopo sei anni di stop per interventi di ristrutturazione. Il nuovo gestore è Massimo Bertoldi.
La cattiva notizia fa invece riferimento al rifugio «Revolto», sopra Giazza, che rischia di non aprire i battenti, anzi di chiuderli del tutto. Delusi e amareggiati sono in primo luogo i gestori uscenti, Federico Mattioli ed Elena Falsarolo, ma anche il presidente del Cai Lessinia di Boscochiesanuova, Claudio Sponda, si è dichiarato molto dispiaciuto di non poter garantire la fruizione di una struttura di così grande importanza strategica per il turismo sulle nostre montagne.
È scaduta infatti la convenzione con la quale Veneto Agricoltura, proprietaria dell’immobile, lo affidava al Cai che, a sua volta, lo dava in gestione. Il Cai di Boscochiesanuova non ha partecipato al bando del rinnovo della convenzione per l’impossibilità di sostenere il canone richiesto. La partecipazione è comunque aperta anche ai privati e dalla settimana prossima si saprà se qualcuno sarà subentrato nella gestione o se la stagione rischia di essere del tutto compromessa.
Per il terzo anno consecutivo l’avvio della stagione escursionistica, che coincide con l’apertura dei rifugi, deve fare i conti con la neve e il tempo instabile. E se nel 2005 l’avvio fu rallentato dalla grande quantità di neve accumulatasi in seguito alle ingenti precipitazioni di fine inverno, quest’anno non solo il fenomeno si è ripetuto (probabilmente in misura maggiore), ma ad esso si è aggiunta persino una nevicata tardiva che ha imbiancato monti e colline quasi al limite dei ciliegi. Cogliendo tutti alla sprovvista, ovviamente, perché, come ha commentato il veronese Cristiano Pastorello, gestore del rifugio «Bertagnoli», che sorge nel cuore delle Piccole Dolomiti, ai 1200 metri della località la Piatta, nel versante sudorientale del Carega, «trovare 20 centimetri di neve davanti alla porta del rifugio il 2 giugno, non è cosa che capita di frequente».
Lo stesso è successo a Romeo Cappelletti, proprietario del rifugio «Pertica», situato a 1522 metri in alta Val di Revolto. E sul Baldo? Stessa storia e stessa quantità di neve, «con l’unica differenza», spiegano i gestori del rifugio «Barana» al Telegrafo, Nirvano Arcangeli e Franca Bellabarba, «che almeno da noi la neve si è sciolta forse un po’ più velocemente che altrove, grazie al clima mite del lago».
Però la neve è rimasta a lungo, almeno fino a pochi giorni fa, e le temperature, molto più basse rispetto alle medie stagionali, hanno rallentato l’avvio della frequentazione escursionistica, fatta eccezione ovviamente per gli irriducibili della scarpinata, ma quelli, si sa, non li ferma nulla e nessuno.
Per fare il punto della situazione, gestori e ispettori sono stati convocati nella sede della sezione di Verona del Club alpino italiano dal presidente Piero Bresaola. «Per quest’anno», ha detto Bresaola, «il Cai Verona si presenta con i rifugi in perfetta efficienza, almeno a partire da fine giugno, quando saranno definitivamente completati i lavori di sistemazione della teleferica del Barana».
«In più, con il Chierego finalmente agibile, avremo sul Baldo tutti e due i nostri rifugi aperti. Se si aggiunge la presenza di un impianto di risalita funzionante, come quello di Prada, direi che le premesse per un’ottima stagione ci sono tutte».
Attualmente, però, è bene ricordare a chi salirà in giugno ai 2200 metri di quota di Cima Telegrafo, che il «Barana»” viene rifornito a spalla dai gestori e dai loro aiutanti. «Per questo motivo», sottolineano Nirvano e Franca, «chiediamo un po’ di comprensione se, sino alla sistemazione definitiva della teleferica, non troveranno una scelta di cibi e bevande completa».
Buone sono anche le notizie dal «fronte altoatesino», laddove il sodalizio veronese dispone di due rifugi di prim’ordine: il rifugio «Fronza» alle Coronelle (Gruppo del Catinaccio), il cui ispettore Urano Gobbi ha confermato la piena efficienza, e il rifugio «Biasi» al Bicchiere (Alpi Breonie). «A proposito di questo rifugio», ha sottolineato Bresaola, « mi preme spendere qualche parola in più perché, trattandosi di un edificio situato in uno dei luoghi più spettacolari di tutte le Alpi orientali, vorrei invitare tutti coloro che sono in grado di effettuare la lunga e difficile marcia di accesso (dalle 6 alle 7 ore su terreno ripido per un totale di quasi 2.000 metri di dislivello) a frequentarlo maggiormente perché è un luogo che, una volta conosciuto, ti resta nel cuore per sempre».
Alla riunione, oltre a Dante Martinelli, ispettore del «Barana», era presente anche il «Battistino» Raffaello Zandonà, ispettore del «Fraccaroli» a Cima Carega. In ossequio al motto «cavallo vincente non si cambia», continua ininterrotta la tradizione «Baschera» nella conduzione del più alto rifugio del Carega. Confermando l’apprezzamento da parte di tutta la dirigenza del sodalizio per l’ottima gestione che i fratelli Carlo, Gianni e Francesca Baschera hanno mantenuto finora, Zandonà ha riferito che sostanzialmente l’edificio è a posto e in regola. «Gli unici lavori che faremo», ha aggiunto, «saranno quelli relativi alla piazzola di atterraggio dell’elicottero, che allargheremo, e alla teleferica il cui percorso renderemo maggiormente visibile tendendo un cavo con palloni colorati. Ma si tratta comunque di operazioni che non recheranno disagi ai frequentatori del luogo».
Sia al «Barana» che al «Fraccaroli» verrà messo presto in funzione un impianto fotovoltaico che permetterà di diminuire costi e consumi d’esercizio.
Quanto alla vicenda del Revolto, invece, «benché non rientri sotto la nostra diretta competenza», ha commentato il presidente Bresaola, «come appassionato di montagna, oltre che come presidente del Cai, guardo con vivo rammarico a questa vicenda e tuttavia auspico ancora la possibilità che il Revolto resti aperto. Per la salvaguardia delle strutture che servono alla promozione e alla frequentazione delle nostre montagne io credo, e su questa linea penso si ponga anche tutto il consiglio del Cai Verona, che non esistano differenze tra associazioni e soci, ma che tutti indistintamente dobbiamo operare per la promozione della conoscenza e della frequentazione delle montagne. E va da sé che la piena efficienza dei rifugi, Revolto compreso, è un elemento fondamentale per conseguire questo scopo».
Eugenio Cipriani
[Fonte: L’Arena]
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