Servono studi geologici
Malcesine. Colossali bancate inclinate di roccia che collassano. Un tempo finivano nel lago di Garda senza soluzione di continuità, negli anni ’30 la nuova Gardesana Orientale le ha interrotte. Sono rimaste sospese, a strati sovrapposti, incoerenti, divise da sottilissime fasce di marne ed argille, esposte all’effetto gelo-rigelo che, quest’anno, è stato particolarmente intenso date le copiose precipitazioni meteoriche, nevicate comprese. Senza piede, senza un appoggio, spesso inclinate oltre i 45 gradi, le stratificazioni rocciose si frantumano in blocchi. È la frana.
È quanto accaduto sopra Tempesta di Navene, frazione della trentina Torbole, un chilometro a monte del confine col Veronese e il Veneto, a Malcesine, la notte fra il 4 e il 5 scorso alle 0,30: 300 metri cubi di roccia sono precipitati sulla statale 249, senza fare vittime. Per fortuna. Un cumulo di macigni, lungo 30 metri ed alto 4 che, previa la messa in sicurezza del pendio, si sta rimovendo per riportare il traffico alla normalità, dati i disagi per i residenti (studenti e pendolari) e l’imminente turismo e pasquale.
Ma la situazione nel tratto scaligero, dal confine trentino a sud, fino a monte di Torri, com’è? Identica. Ci sono ampi tratti scoperti dell’importante e unico collegamento lacustre con analoghe bancate inclinate, sia perché l’arteria vi è stata altrettanto ricavata in scavo, sia perché fiancheggia vecchie cave abbandonate che traevano vantaggio dal distacco dei macigni dai pendii.
La minaccia riguarda soprattutto i tratti da prima di Assenza di Brenzone su alla località Preare tra Cassone e Malcesine, gli imbocchi e le uscite delle gallerie del Cantone, di Colle Regina, della val Marza e del Confine, che sono solo in parte protette da solettoni dell’Anas, costruiti dopo precedenti crolli. Uno nell’agosto 1975 distrusse una famiglia di tre persone.
Nel 1988 da quota 800, nel canalone della val Marza (vedi il nome), precipitarono migliaia di metri cubi di detriti rocciosi sopra la galleria da poco costruita, incrinandone quattro travi portanti e finendo nel lago, quota 67,30; un abbrivio da brivido.In Trentino sono abituati ai crolli su entrambe le Gardesane, li hanno costretti a lavori di presidio e sicurezza colossali, soprattutto verso Limone di Brescia.
I tecnici del servizio geologico provinciale atesino hanno potuto verificare la presenza di fratture e microfratture che indicano il grado di rischio della situazione, assistiti dal soccorso alpino e dalla protezione civile. Analoghi controlli dovrebbero essere effettuati dalle autorità veronesi e venete competenti oltre che dal compartimento Anas.
La Provincia di Verona con l’ingegner Armando Lorenzini, giunto in sopralluogo, ha in progetto una bonifica della stabilità del versante montano. Alla precaria staticità della situazione lungo tutto il tracciato si aggiunga la conclamata sismicità del Monte Baldo.
Per il dottor Roberto Zorzin, conservatore di geopaleontologia del Museo di storia naturale di Verona, un specialista del Baldo: «È urgente uno studio geomeccanico approfondito lungo la Gardesana, da Bardolino in su. Le rocce affioranti sono costituite da calcari oolitici di San Vigilio, seguono il rosso ammonitico ed i calcari grigi di Noriglio, a settentrione. Questi ultimi danno i problemi maggiori, divisi come sono da interstrati marnosi che: con l’acqua si gonfiano, con l’asciutto si assottigliano, col ghiaccio crescono vieppiù e poi si sciolgono. La giacitura degli strati a franappoggio, o quasi verticali, richiede uno studio approfondito sulle fratture presenti per quei parametri fondamentali per la verifica della stabilità del versante». Spiega ancora: «L’esame delle condizioni di equilibrio realizzate, deve tener conto delle varianti di stabilità e coesione di ogni tipo di roccia. È importante la geometria del fronte di scavo-sbancamento, perché a seconda di come la roccia si frattura, si isolano dei cunei che precipitano. Già alla costruzione della Gardesana, oltre 70 anni fa, si era proceduto a chiodature di sicurezza delle bancate, gli agenti atmosferici hanno alterato quelle che inizialmente erano condizioni abbastanza stabili».
Bartolo Fracaroli
[Fonte: L’Arena]
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