IL CAREGA RIMPIANGE L’AFA
Se non ci fosse stato il precedente della scorsa estate «africana», l’attuale stagione escursionistica e alpinistica in alta Val d’Illasi, avrebbe potuto essere definita normale, con temperature accettabili, tempo variabile e consueti acquazzoni pomeridiani. Ma il 2003, con la sua eccezionalità, aveva abituato bene gestori e proprietari dei rifugi nel Gruppo del Carega, che invece quest’anno vedono decisamente rientrate nella norma le presenze in quota e, conseguentemente, diminuiti gli introiti. Insomma, anche se nessuno si lamenta apertamente, una più o meno malcelata delusione serpeggia. D’altronde, piovaschi a parte, non sono pochi i fattori che, a partire dalla tarda primavera sino a oggi, hanno contribuito a determinare un andamento non entusiasmante. «Bisogna sottolineare», dicono sia Romeo Cappelletti del rifugio Pertica che Mirella Faggioni dello Scalorbi, «che la stagione è partita molto tardi a causa della neve che ha reso impraticabile sino a maggio inoltrato l’accesso escursionistico ai rifugi più alti».
«Come se non bastasse», aggiunge Elena Falsarolo del rifugio Revolto, «alla neve si sono aggiunti i lavori dell’acquedotto da Giazza al Lago Secco. Il cantiere è stato sospeso e la strada riaperta, ma c’è ancora chi crede che sia chiusa: non sono poche le persone che, prima di salire, ci telefonano per avere conferma dell’effettiva percorribilità della strada». Un problema, questo, molto sentito anche dai proprietari del Rifugio Boschetto.
Maltempo, sovrabbondanza di neve, strada inizialmente inagibile o comunque disagevole sono quindi le cause che hanno limitato l’affluenza sino ai primi di agosto, ma la vera causa del serpeggiante malessere si chiama carovita. «Abbiamo mantenuto pressoché inalterati i prezzi delle consumazioni e dei pernottamenti rispetto all’anno scorso», dicono i gestori di tutti e quattro i rifugi citati, «ma l’aumento complessivo del costo della vita ha portato a una drastica riduzione dei consumi. Se una volta l’escursionista al termine di una bella camminata si concedeva un pasto completo, oggi si accontenta di un primo o di un secondo, quando addirittura non si porta pane e companatico da casa e da noi prende solo un caffè».
Il carovita, come è ovvio, non ha nuociuto solo alle tasche di gestori e proprietari dei rifugi ma a quelle di (quasi) tutti gli italiani in genere che, volenti o nolenti hanno subito le conseguenze della poco efficacemente combattuta trasformazione delle vecchie 1.000 lire in un euro, a fronte di un valore effettivo, come tutti sappiamo, pari pressoché al doppio. Tuttavia è proprio là dove vi è un’economia debole e dipendente da tanti fattori che il fenomeno determina le ripercussioni maggiori.
Gli unici a non lamentarsi, né della scarsità di presenze, né dell’inclemenza del tempo e neppure del caro-euro, sono i fratelli Baschera, gestori del Fraccaroli. «Certamente non vi è confronto con l’estate 2003», dicono i simpatici gestori del più alto rifugio del Carega, «ma gli escursionisti salgono da noi ugualmente, sia dal Trentino che dalla parte veronese e vicentina, e di conseguenza non ci possiamo certo lamentare. E poi si sa, in montagna una stagione non è mai uguale all’altra! Quanto alle consumazioni, beh, chi arriva sino a qui ha camminato almeno due ore e mezza e quindi qualcosa consuma di sicuro».
La quota, a quanto pare, rende ottimisti. Su di un punto, comunque, tutti i titolari dei pubblici esercizi del Carega sono d’accordo: negli ultimi anni è considerevolmente migliorata la sensibilità ecologica dei visitatori. Cartacce, razzìe di stelle alpine, pic-nic selvaggi sono sempre più una rarità. La conseguenza, più o meno diretta, di tale atteggiamento è un accresciuto valore ambientale di queste montagne lungo i cui splendidi sentieri non è più così difficile imbattersi in una orchidea o in un cuscinetto di stelle alpine, oppure fermarsi per seguire le evoluzioni dei camosci sulle rocce o ammirare il volo dell’aquila reale. In barba al maltempo e al caro-euro.
Eugenio Cipriani
[Fonte: L’Arena]
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