SENZ’ACQUA I RIFUGI SUL CAREGA

Stampa (L'Arena)Tag:

«Brenta, Carega e Adamello, quando vai porta l’ombrello», si sarebbe detto un tempo. Similmente ai due noti gruppi montuosi delle Alpi Retiche, quanto a precipitazioni estive anche il nostro Carega si è sempre battuto bene. D’altronde, assieme alle vicine Piccole Dolomiti vicentine, delle quali è la massima elevazione, il Carega rappresenta il primo ostacolo che le masse d’aria calda e umida provenienti dalla pianura incontrano nel loro cammino. E questa gigantesca muraglia rocciosa, che a est si prolunga nel Pasubio, attraverso un particolare processo atmosferico, fa sì che l’umidità si condensi, trasformandosi dapprima in grosse nuvole e poi in pioggia, non di rado sotto forma di rovescio temporalesco. Ma quest’anno niente. O molto poco. Tempo bello, quasi sempre mite e soleggiato oppure piovoso ma senza precipitazioni. Da circa due mesi, proprio come in pianura, con l’unica eccezione di qualche piccolo rovescio in più nei giorni scorsi. Una situazione che se per un verso ha favorito l’attività turistica ed escursionistica in alta Val d’Illasi, per un altro sta preoccupando molto i gestori dei rifugi situati più in quota, rifugi che vedono le proprie riserve idriche assottigliarsi ogni giorno di più. Come i Lessini, anche il Carega infatti è un gruppo montuoso composto da rocce carbonatiche, in prevalenza dolomie, che tendono ad assorbire come spugne le acque piovane, restituendole a quote molto più basse attraverso fontane, risorgive, torrenti raramente perenni. In conseguenza di ciò, quei rifugi che per la loro ubicazione si trovano lontani da sorgenti, devono chiedere aiuto a Giove pluvio, accaparrandosi quanta più acqua piovana possibile. Ma se non piove o se piove troppo poco in relazione alle esigenze dei rifugi che, proprio grazie al bel tempo, sono diventati meta di pellegrinaggio (specie nei fine settimana) di quanti cercano un po’ di scampo dalle arsure della pianura, cosa succederà? «Noi confidiamo nei temporali», dice Francesca Baschera, che assieme ai fratelli Gianni e Tommaso gestisce il rifugio Fraccaroli, a due passi dalla cima più alta del Carega, «e nel frattempo, per quanto ci è possibile, facciamo economia. Abbiamo ancora una discreta riserva, con la quale potremo soddisfare le esigenze dei nostri ospiti per circa un altro mese, periodo entro il quale sicuramente il cielo ci offrirà nuovo sostentamento. Quindi non ci lamentiamo, cosa che comunque cerchiamo di non fare mai e specialmente durante questa estate che ci sta regalando una stagione escursionistica con i fiocchi!». Un po’ più preoccupati sono invece i gestori del rifugio Scalorbi a Campobrun, che sebbene situato più in basso e in una verde conca, quanto a riserve idriche deve sempre e comunque fare riferimento al cielo. «Le mucche che si abbeverano alla pozza di Campobrun non hanno problemi», dice la signora Faggioni, gestrice dello Scalorbi, «perché basta poca acqua piovana e come per miracolo la pozza si riempie di quel tanto necessario al fabbisogno degli animali. Ma noi dobbiamo fare i conti solo con le nostre vasche di raccolta, che adesso cominciano un po’ ad illanguidirsi. Per limitare i consumi evitiamo il più possibile gli sprechi e così, se dobbiamo fare una lavatrice, portiamo il bucato a casa in Val d’Illasi e laviamo tutto lì. Naturalmente speriamo nella pioggia, anche se dobbiamo ammettere che sul piano turistico una stagione così non si vedeva da tempo». Per Romeo Cappelletti, gestore del rifugio Pertica, la scadenza è all’incirca di un mese, poi sarà crisi idrica. «Per fortuna», dice soddisfatto Romeo guardando con interesse dalla finestra del rifugio un fronte di nuvole lontano, «ogni tanto cade qualche goccia, ma sempre in misura inferiore alle aspettative. Nuvole tante, talvolta anche nuvoloni neri che sembrano promettere chissà quali precipitazioni ma, alla fine, solo una spruzzatina. Per un mese possiamo ancora tirare avanti, poi bisognerà correre ai ripari in qualche maniera!». Più a valle, in quel di Revolto, la situazione è invece più rosea grazie alla sorgente, ancora abbastanza copiosa, della Valle Rossa che sebbene sgorghi sull’opposto versante, grazie a un meccanismo idraulico in parte naturale ed in parte tecnologico offre acqua a sufficienza. «Gli sprechi comunque sono aboliti», sottolineano Elena Falsarolo e Federico Mattiolo, gestori del rifugio, «e a intervalli regolari andiamo dall’altra parte della valle a controllare che la fontana continui a fare il proprio dovere. La prudenza non è mai troppa!». Riceve invece acque dalla Lessinia, e più precisamente dalle pendici del Malera, il rifugio Boschetto, situato circa 200 metri di quota più in basso del Revolto. Qui le cose non vanno molto bene, e lo dimostra il fatto che la vicina fontana di Dogana vecchia è ridotta a un filo. «La nostra sorgente è sempre più scarsa e aspettiamo con impazienza che una buona pioggia, magari anche più d’una, rimetta le cose a posto. Di contro non possiamo lamentarci dell’affluenza turistica, in buona parte frutto proprio di questa estate tutta particolare». Insomma, non si sa bene se lamentarsi o se iniziare a preoccuparsi per il perdurare di questa situazione meteorologica. Una cosa è certa: nel fare lo zaino prima di partire per un’escursione sulle nostre montagne sarà buona regola non dimenticare, almeno sino a che non arriveranno tempi migliori, una borraccia piena d’acqua. Eugenio Cipriani

[Fonte: L'Arena]

WP Theme & Icons by N.Design Studio
Entries RSS   email E-mail