24 dic 2001

La mappa del pericolo

L’escursione più spettacolare e invitante di tutte le nostre prealpi è senza dubbio la traversata delle creste del Baldo. E’ però anche la più rischiosa in questo periodo e, con tutta probabilità, quella che ha provocato sino ad oggi il maggior numero di vittime. Il tratto più infido, che è poi anche il più frequentato, è quello che va da Costabella al rifugio Telegrafo, in special modo là dove il sentiero corre sul versante orientale del Col Santo e della Vetta delle Buse tagliando in costa rapidi e profondi canaloni. Anche la restante parte del percorso non è da meno quanto a pericolosità, ma è poco frequentata in questa stagione e comunque viene percorsa in prevalenza da gente ben equipaggiata.

Da Cima Telegrafo, da Punta Pettorina e da Cima Valdritta, è noto che la costa del lago pare molto vicina. E’ un inganno di prospettiva: nella realtà il percorso è lungo, difficile ed assolutamente sconsigliabile in ogni stagione ed a maggior ragione in questo periodo. Sembra una banalità, eppure ogni anno il versante occidentale del Baldo annovera qualche disperso.

In Val d’adige può offrire qualche problema in questo periodo la visita alle gallerie dei “Busoni” presso il monte Borghetto (Sega di Ala), dove uno straterello di ghiaccio talvolta occultato dalla poca luce può costarequalche frattura o distorsione. Restando in Lessinia, un’altra zona ad altissimo rischio di scivolate è il bordo settentrionale dell’altopiano, dallo Sparvieri al Trappola passando per il Gaibana. La sommità di questi rilievi è infatti una cupola erbosa che però nasconde, poche decine di metri sotto la cima sul versante della Val di Ronchi, un salto roccioso di parecchie decine di metri. Mai avvicinarsi all’orlo, dunque, ma restare sempre almeno qualche passo indietro sul più mansueto versante meridionale.

In vicinanza delle maggiori cavità carsiche della Lessinia è buona norma tenersi a debita distanza. una scivolata, ad esempio, nella Busa del Valòn (vallone del Malera fra il monte omonimo e Castel Gaibana) potrebbe essere senza ritorno. Frequentata e spesso battuta in questa stagione è l’escursione Passo Malera-Passo Pertica e ritorno: occhio all’attraversamento dei numerosi pendii e canaloni e, soprattutto, fatela calzando robusti scarponi e aiutandovi con i bastoncini da sci.
Il resto del gruppo del Carega va affrontato solo in possesso di attrezzature e capacità alpinistiche. Anche la stradina che collega il Pertica allo Scalorbi vicino alle gallerie, fra luce e ombra può nascondere sgradevoli sorprese. Per i non alpinisti, inoltre, assolutamente da evitare sono il sentiero Europeo dal Lago Secco a Campobrun e, più in genere, tutti i percorsi di cresta sia su Cima Madonnina-Costa Media che sul crinale Zevola-Tre Croci.

Infine una raccomandazione: ricordate che le “ciaspe” (o racchette da neve che dir si voglia) oggi tanto in voga, sebbene offrano sulla neve anche crostosa un’aderenza decisamente superiore rispetto ad una normale scarpa da trekking, a nulla valgono su lastre di ghiaccio o neve indurita dal gelo.

Eugenio Cipriani
[Fonte: L’Arena]

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